Genere: Romantico/Comico
Pairing: AyakoXKaede, OCXAkira
Rating: PG
AVVISI: OC.
- Al liceo Shohoku arriva una nuova ragazza, Naiko, e cosa succede? Gli indirizzi di amore, affetto, amicizia e gelosia vengono completamente rivoluzionati...
Commento dell'autrice: Questa è anche abbastanza vecchiotta... ma ci sono affezionatissima, in primis per gli OC! Li adoro tutti! Naiko, Takeshi e Sui, il trio delle meraviglie^_^. No dai... che poi, non so se ve ne siete resi conto, ma ho fatto un lavoro di caratterizzazione non indifferente! Nulla da eccepire all'operato di Inoue sensei, ma su Soichiro ho praticamente dovuto fare tutto io!!! Comunque... di questa fic sono fiera anche per la coppia principale^_^ I miei adorati Ayako e Kaede!!!^_^
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United Stars
15° capitolo
Rush finale
Ovvero: Nell’arco di una settimana


No. Non poteva essere. Non in quel momento, non dopo tutto quello che era successo, non a lei. Assolutamente no.
- Papà... come... come hai potuto pensare che io potessi essere d’accordo?
- Sapevo che non lo saresti stata. Io... davvero, mi dispiace, ma la situazione trascende ogni mio controllo.*
- Trascende ogni tuo controllo?!
Stava cominciando ad innervosirsi.
- Sai che m’importa della tua situazione! Non puoi farmi questo, papà! Sono disposta a trasferirmi in un’altra città, ma no! Non voglio andare in Europa! Non ci vengo!
- Naiko...
- No, non voglio sentire assolutamente nulla. Andrò a stare da Aya.
- Naiko...
- Lasciami in pace! Non pensi ai miei bisogni! Non t’importa nulla di quello che proverò io? Amo questo posto, ed amo chi ci vive, ma tu sembri disinteressartene!!!
- Naiko...
- LASCIAMI IN PACE, TI ODIO!
Naiko fece improvvisamente silenzio, quando sentì il dolore bruciante alla guancia sinistra.
Accidenti, che ceffone potente.
- Tu hai questo difetto, Naiko. Le azioni delle persone non possono essere votate sempre alle tue esigenze. Non puoi dirmi che mi disinteresso di te solo perché ho accettato un lavoro all’estero.
Era vero... lo aveva fatto anche con Akira. Lui aveva rischiato di arrivare in ritardo alla partita con i Rangers e lei l’aveva immediatamente accusato di menefreghismo.
Ma che ci poteva fare? Non voleva andare via...
Grossi lacrimoni le si formarono negli occhi, senza che lei avesse la forza neanche di buttarli fuori.
- Ma io non voglio venire...
- Neanche io avrei voluto che tua madre mi lasciasse, ma guarda a cosa è servito! A nulla. È così, Naiko. Partiamo fra una settimana. Piuttosto che sprecare il tempo a lamentarti, usalo bene.
- Non voglio venire, papà!!!
- Naiko. Voglio dirtelo una volta sola. Non puoi rimanere. Non ti lascio. Inoltre non avresti dove stare, senza dare fastidio. Perciò NOI partiremo per la Grecia la settimana prossima. Puoi andare a letto, Naiko.
Alzò lo sguardo, sconvolta. Non voleva andare a letto! Ma non replicò. Uscì dalla cucina e corse nella sua camera senza pensare più a niente, versando i fiumi di lacrime che non aveva avuto il coraggio di versare di fronte a suo padre.
**

Non vorrei sembrare crudele... ma la mia situazione è troppo difficile per poterla passare indenne.
Ho una figlia. Da crescere, ancora.
Ho un lavoro. Da mantenere, in ogni caso.
Come posso conciliare le due cose senza passare per il cattivo di turno?
La cosa non mi fa piacere. Naiko non è sempre stata buona con me. Diciamo che mi ha fatto passare dei brutti momenti, prima che Sui andasse via.
Ora, da qualche anno, finalmente avevamo un rapporto stabile... ed adesso... riuscirà mai a perdonarmi?
Cambiare città... allontanarsi di qualche chilometro non è un tragedia, ma qui si parla di trasferirsi a tempo indeterminato in un posto... così lontano... e così difficilmente raggiungibile a prezzi modici dal Giappone... ed è ancora più difficile raggiungere il Giappone dalla Grecia...
Naiko è, per diversi aspetti, innamorata.
È innamorata di questo posto, perché è qui, a Tokyo che lei ha sempre sognato di vivere.
È innamorata di Akira Sendo, da impazzire.
È innamorata di tutti i suoi amici, d’infanzia e più recenti.
Qui. È qui che lei vuole stare.
Ma...
La vita della società in cui lavoro, che per me ha fatto tanto – perché se sono così ricco non è dovuto solamente a me – e che si fida ciecamente del mio operato, ha bisogno seriamente di me. Non posso mollare. Non posso. DEVO andare in Grecia.
E non ci penso minimamente a trasferirmi senza Naiko.
Può sembrare un pensiero egoistico, ma siamo stati insieme troppo poco perché io me ne vada adesso. No, lasciarla qui non è neanche pensabile.
Insomma, c’è davvero poco da fare.
Lo accetterà, prima o poi. Sarò perdonato, spero, ma anche se non lo fossi mai la avrei quantomeno accanto.
Nella vita le cose non vanno quasi mai nel verso giusto, ma non si può fare altro che prenderne atto ed agire di conseguenza.
**

Ma cosa gliel’aveva fatto fare, di presentarsi a scuola quel giorno?
No... in verità sapeva benissimo perché non era rimasta tra le coperte ad aspettare la fine.
“Piuttosto che sprecare il tempo a lamentarti, usalo bene.”
Ma suo padre aveva una vaga idea di come lei si sentisse?
Hai del tempo, usalo bene... ma bene come???
Prima di tutto doveva dire ai ragazzi che sarebbe andata via... questa sarebbe stata dura...
Poi... c’era anche lui da avvertire...
Le lacrime corsero veloci verso gli occhi quando pensò che tutta quella faccenda implicava una separazione da Akira.
Arrivò a scuola con qualche minuto di ritardo, ed entrò in classe con un volto talmente cupo da fare paura. Si andò a sedere accanto a Hanamichi.
- Ciao Nai! Che hai oggi?
Chiese lui al solito, gioiosamente.
Lei alzò lo sguardo depressa. A guardare il sorriso del rosso si sentì sempre più sprofondare in un vortice di disperazione.
Sorrise forzatamente, e rispose.
- Tutto a posto, Hana...
Hanamichi la guardò stranamente per qualche secondo.
- Non mi convinci mica... hai un’aria strana...
- Ah...
Doveva dirglielo, doveva dirglielo adesso.
- ... no davvero, è tutto ok...
- MAI! SAKURAGI! Se avete da chiacchierare fatelo fuori!
Lei si affrettò ad alzare la mano e chiedere scusa.
- Ah, professore mi disp...
- SI!
Urlò Hanamichi prendendola per mano e trascinandola fuori.
- Bene! Adesso siamo stati buttati fuori dalla classe!
- Non mi sembra ci sia molto di cui vantarsi...
Disse lei con un accenno di disapprovazione.
- Non voglio sentire storie, Nai. Da un po’ di tempo non ti capisco più, e pretendo che tu mi dica cos’hai, dato che da solo non riesco ad intuirlo.
Lei spalancò gli occhi.
Un ragazzo fantastico. Come tutti in quel dannatissimo luogo che fra pochi giorni avrebbe abbandonato per sempre... pianse di nuovo.
- Ah... Nai! Cosa... cosa diamine è successo?
Si avvicinò a lei, e quando la ragazza cominciò a piangere più forte senza più riuscire a trattenere i singhiozzi, lei approfittò della vicinanza per buttarglisi fra le braccia, ed usare il suo petto come tampone, per le lacrime e per i rumori strozzati che le uscivano dalla bocca.
- Nai...
Non l’aveva mai vista in quelle condizioni. Quel pianto, quella disperazione sconsolata... neanche quando aveva lasciato Sendo.
- Non ci vedremo più, Hana!
Riuscì a dire fra i singhiozzi.
- Mio padre... vuole che ci trasferiamo!
**

Gli ci volle un po’ per riprendersi dalla notizia, perché proprio non se l’aspettava.
- C-Come scusa?
Naiko sembrò momentaneamente calmarsi.
- Purtroppo... gli hanno offerto un lavoro molto importante, che non... non può o non vuole rifiutare, non ho ben capito... saremo in Grecia fra una settimana...
- In Grecia? Cioè in Europa?
La ragazza annuì guardando in basso.
- Mi dispiace, Hana... ma non ci potremo mai più vedere...
Lui rimase un po’ fermo e zitto a pensare.
- Ma vai via per sempre?
Naiko fece spallucce.
- Non ne ho la più pallida idea, so solo che partiamo... la Grecia è lontana... non è come l’America, ma è ugualmente lontana.
- Uhm... si, è vero... me ne rendo conto... però... ti sei calmata, adesso?
Lei lo guardò ed annuì.
- Bene. Allora ci sono un mucchio di cose da fare. Prima di tutto torniamo in classe e scusiamoci col professore. Poi, alla fine delle lezioni, dobbiamo andare in palestra ed avvertire tutti gli altri. E poi...
Naiko ebbe un sussulto.
- ... e poi c’è Sendo da avvisare... te la senti?
Lei rispose in silenzio facendo no con la testa
- Ah! Naiko! La mia era una domanda retorica! Logico che te la devi sentire!!!
Lo guardò negli occhi. Sembrava il ritratto della disperazione.
- Cerca di capirmi, Hana... sono distrutta...
La vide debole come mai. Non riuscì a trattenersi dall’inarcare le sopracciglia verso il basso, tristemente.
- Avanti, Nai...
Spalancò le braccia.
- Vieni qui...
Le mise un braccio intorno alle spalle e la portò con sé per tutto il corridoio, poi nel cortile e poi in palestra. Lì, in quello spazio così grande per due persone sole, ascoltarono insieme il silenzio che avrebbero sentito dentro una volta lontani l’uno dall’altra.
**

- State diventando estremamente fannulloni in questo periodo. Non vi voglio vedere più oziare.
Dichiarò solennemente Akagi prima di entrare in palestra. Avrebbe dovuto immaginare che neanche per quel giorno, lo Shohoku avrebbe fatto qualcosa.
La prima persona di cui si accorsero fu Hanamichi, seduto sulla panchina, che apparentemente reggeva qualcosa o qualcuno per le spalle. Realizzarono successivamente che quel qualcuno stava seduto accanto a lui, ed era Naiko.
Quando Ayako se ne accorse corse verso i due.
- Hanamichi, cosa è...?
Si zittì immediatamente guardandolo negli occhi. Quello... non era sguardo da Hanamichi Sakuragi.
Si accorse che Naiko dormiva.
- Ma che...?
- Si è addormentata un’oretta fa... probabilmente era troppo esausta dall’avere pianto... non ci metterei la mano sul fuoco, ma non credo abbia fatto altro per tutta la notte...
La mora mostrò tutta la sua incredulità.
- P-Piangere? E perché? Non sarà mica che Sendo...
- No, Sendo non c’entra niente.
- Allora... è rispuntato Jin?
- No... che io sappia no, ma non c’entra.
Ayako non riusciva a capire. Cosa?
- Suo padre...
C’entrava suo padre... ma perché?
Rimase in silenzio ad ascoltare Hanamichi mentre il resto della squadra si avvicinava a loro per seguire la conversazione.
- Ha ricevuto una proposta di lavoro importante, credo... da quello che ho capito non l’ha rifiutata... pare che... pare... che...
Ayako non mancò di notare le mani di Hanamichi che si stringevano a pugno, fortemente. Ebbe paura che potesse ferirsi.
- ... che si trasferiranno in Grecia fra una settimana.
Trasferirsi. Grecia. Settimana. Le parole cominciarono a vorticare per il cervello di Ayako, rendendole impossibile capire nulla. Tornò alla realtà solo quando sentì due mani afferrarla saldamente dietro le spalle.
Kaede l’aveva vista vacillare ed era accorso dietro di lei per reggerla.
Spalancò gli occhi, rivolgendosi ad Hanamichi, che la guardava triste e spaventato.
- T-Trasferirsi... in Grecia? A-Adesso...?
Lui annuì tristemente, abbassando lo sguardo verso il viso rilassato di una Naiko dormiente che non sapeva tutto il dolore che stava involontariamente provocando.
Ayako si voltò verso Kaede, che la guardò di rimando, fissandola negli occhi. Chissà cosa si dissero in quel breve lasso di tempo, con il solo sguardo. Poi lei scomparve tra le sue braccia, affondando il viso nel suo petto. Si sentirono a lungo solo singhiozzi.
**

Quando era ormai mezz’ora che Naiko ed Ayako si abbracciavano senza dirsi niente, senza neanche guardarsi, Hanamichi si avvicinò loro e mise una mano sulla spalla della bionda.
- Nai... ascoltami... io so perfettamente che sarà dura, ma... dobbiamo... andare al Ryonan...
La ragazza ebbe un tremito e si separò da Ayako, la quale però continuò a stringerle una mano.
- Dobbiamo... andare subito?
- Nai... sai che vorrei risparmiartelo... ma dirlo a lui non è una cosa che posso fare io, né nessun altro... avanti...
Lei guardò per terra. Gli occhi gonfi e rossi. Non faceva altro che piangere e disperarsi da due giorni. Stava perdendo tempo. Solo allora capiva il significato delle parole di suo padre. Conscia del fatto che presto sarebbe andata via, non riusciva a fare altro che... perdere tempo a piangere! Inoltre non era maturata neanche un po’. Sempre così dannatamente codarda per tutto ciò che riguardava i sentimenti... l’amore. Si maledisse dieci, cento volte, e poi alzò lo sguardo, fieramente.
- Va bene. Andiamo.
Hanamichi le sorrise tristemente. E la prese per mano.
**

- Sendo. Sei in ritardo.
Accidenti... gli era andata di fortuna. Si aspettava chissà quali maledizioni e punizioni corporali. Ed invece... così calmo non aveva mai visto il suo allenatore. Mai. Purtroppo “calmo” non è sempre sinonimo di “tranquillo”. C’era qualcosa... qualcosa nel suo sguardo che lo rendeva irrequieto. Doveva essere successo qualcosa.
- Ah... mi scusi, allenatore... vado... subito a cambiarmi, ok?
- No.
Akira spalancò gli occhi.
Come “no”? Nel senso che lo esonerava dal club per i troppi ritardi??? Per questo???
Si sentì mancare la terra sotto i piedi, ma ancora non sapeva che la vera notizia sarebbe arrivata più tardi.
- Uff...
Taoka respirò profondamente.
- Akira...
Era la prima volta che lo chiamava per nome. Con lo stesso tono con il quale un padre si rivolge ad un figlio.
- ... Mai ti vuole parlare.
- N-Naiko?
Ma di cosa?
Taoka annuì.
- E’ passata di qua, assieme a Sakuragi ed alla manager dello Shohoku, ma non ti ha trovato ed è andata via. Non so dove sia adesso. Comunque devi subito trovarla e parlare con lei.
Akira non capiva. Con tutta la buona volontà non riusciva a capire cosa stesse succedendo. Perché quel tono così triste di Taoka doveva essere abbinato a lui e Naiko?
Non sapendo cos’altro fare, annuì e corse fuori alla ricerca della ragazza.
Taoka lo guardò tristemente correre via.

*Flashback*
- Scusate, Akira non è ancora qui?
Taoka vide, dalla panchina, Naiko Mai chiedere informazioni ai suoi ragazzi che si allenavano. Distraendoli per più di un verso. Si alzò in piedi e la raggiunse.
- No, Mai... come al solito quell’idiota è in ritardo...
Naiko sorrise tristemente, guardando in basso.
- Ah... capisco...
- Vuoi aspettarlo?
Lei ci pensò un attimo su.
- N-No... magari non è ancora il momento... lo... lo rintraccerò io in altra maniera...
Poi si voltò a guardare Ayako ed Hanamichi, che la guardarono di rimando inarcando le sopracciglia verso il basso.
- Comunque...
Disse sorridendo e voltandosi nuovamente verso di lui.
- ... sono felice di averla trovata qui. Voglio salutarla.
- Mh? E perché?
- Io... purtroppo alla fine di questa settimana... partirò... per la Grecia... quindi... ma non dica niente ad Akira, ok?
Lui la guardò con occhi sbarrati.
- Parti?
La ragazza annuì con poca convinzione.
- Mi dispiace...
Aggiunse lui intristendo lo sguardo.
Lei gli sorrise di nuovo.
- Grazie per tutto. Sayonara, Taoka-san.
*Fina flashback*

L’allenatore chiuse gli occhi e tornò a prendere il tempo degli scatti dei suoi allievi. Non c’era assolutamente nulla che lui potesse fare.
**

Di corsa... di corsa... di corsa... poteva sentire le gocce di sudore scivolare lungo tutta la fronte e staccarsi dalla sua testa.
Correva da quasi un quarto d’ora, velocissimo, senza fermarsi, alla ricerca di una Naiko che non trovava e che doveva avere notizie pessime per lui.
Cominciò ad ipotizzare quali. Jin la rivoleva ed aveva cominciato a minacciarla? Sua madre la voleva in custodia? Cos’altro??? Non riuscì ad andare più di così, era troppo occupato a correre e cercarla.
L’illuminazione arrivò quando vide sparire dietro un vicolo un ciuffo di capelli rossi.
- SAKURAGI!!!
Chiamò subito con quanto fiato aveva in gola.
La sagoma si fermò e lo guardò fisso negli occhi stupita.
- Ah... Sendo...
Lui lo raggiunse, fermandosi ad ansimare un po’, prima di rialzare lo sguardo.
- Dov’è?
Lui lo guardò pochi secondi. Poi, da dietro il vicolo, spuntarono anche Ayako e Naiko.
- NAIKO!
Urlò subito Akira raddrizzandosi ed andando verso di lei.
- Cosa è successo? Taoka aveva una faccia...
Anche lei ce l’aveva. La stessa espressione amara di Taoka.
- Akira... io... io non so come dirtelo...
No... stava succedendo qualcosa di sbagliato. Decisamente. Quegli sguardi, che quei tre avevano, non erano assolutamente normali. L’agitazione lo stava uccidendo.
- Nai...
Disse Ayako come per incitarla a parlare. Akira non spostò un attimo gli occhi di dosso alla sua ragazza.
- Akira, ho una brutta notizia.
Disse lei facendosi forza.
- Purtroppo... vedi, il lavoro di mio padre lo costringe a spostarsi spesso... prima d’ora avevamo cambiato solo città, quindi il problema non era grande... ma adesso... insomma...
Aveva già capito. Aveva già capito tutto. Rimase lì a sentirla, ma senza realmente ascoltarla, tanto sapeva già cosa avrebbe detto. Spalancò gli occhi e le lacrime cominciarono a formarsi ai lati di quell’azzurro scuro.
- ... mi devo trasferire, Akira. Scusa.
Cadde il silenzio. Lui piangeva, ed anche copiosamente, ma non emetteva alcun rumore. Neanche un singhiozzo. Non un respiro. L’immobilità... Naiko credette di capirla solo in quel momento.
Abbassò gli occhi, troppo disperata per dimostrarlo in qualche modo.
Ayako ed Hanamichi si guardarono negli occhi e sparirono dietro il vicolo.
Adesso era sola con lui. Erano soli. I momenti in cui stavano insieme erano quelli in cui davano libero sfogo alle loro emozioni, liberamente. Ed infatti anche Naiko tolse finalmente il freno alle lacrime.
- Scusa...
Ripetè nuovamente. Lui non parlò ancora, ma sembrò riprendere coscienza di quello che gli avveniva intorno. Le si avvicinò ulteriormente.
- Scusa...
Disse nuovamente lei.
- Non ripeterlo più.
La sua voce... sentirla fu come un colpo al cuore, per Naiko. Era incredibilmente fredda. Non l’aveva mai sentito così distante.
- Non ripeterlo più... non è colpa tua...
Akira raddolcì il tono, abbracciandola dolcemente.
- Ma mi dispiace comunque...
- Non devi dispiacerti...
- Come no? Me ne andrò e... e... non...
Le tappò la bocca con un bacio veloce, a fior di labbra.
- No... non ci pensare... non adesso...
Lei chiuse gli occhi e si abbandonò all’abbraccio, desiderando seriamente che quel momento non finisse mai.
**

- Sei tornata, allora...
Lo trovò seduto al tavolo del soggiorno, visionava chissà quali incomprensibili carte. Non le interessava, comunque.
- Avrei dovuto scappare di casa? Ora che ci penso...
Suo padre si alzò in piedi preoccupato.
- NAIKO...!!!
La ragazza abbassò gli occhi. Poi rialzò il viso e sorrise tristemente.
- Non scappo...
Takeshi sembrò tranquillizzarsi, e lasciò andare le braccia lungo i fianchi.
- Però... papà... per me non è facile... non posso... non posso comportarmi come prima... con te, intendo...
Anche lui le sorrise tristemente.
- Me lo aspettavo... non posso pretendere che tu mi perdoni... di portarti via tutto... così, in un secondo... avrai bisogno di tempo...
- Si... comunque... ho capito quello che mi hai detto stamattina... non... perderò tempo...
**

Quattro giorni dopo.
- Nai...
- Oh... Aya... sei tu...
Naiko strinse fra le mani la cornetta del telefono dolcemente, come se al suo posto si trovasse Ayako in persona.
- Come va?
- Così... insomma, solo tre giorni e...
- Ssssh...
Disse Ayako. Aveva la voce rotta di pianto.
Naiko odiava far sentire così le persone. Stava andando tutto male. Tutto male.
- Volevo solo sapere se è ok l’orario che ti ha proposto Hanamichi...
- Ah, si, le cinque e mezza è perfetto... solo non mi ha saputo dire dove...
- Davanti allo Shohoku! Come è possibile che quello sciocco se ne sia dimenticato???
Per pochi secondi, la voce di Ayako tornò normale.
- Ah bè... comunque... ci vediamo più tardi?
Concluse la mora.
- Si... ciao Aya...
**

- RAGAZZI!!!
Naiko chiamò a gran voce le quattro persone che la aspettavano di fronte al cancello di quella che sarebbe stata la sua scuola ancora per poco tempo.
Subito tutti si voltarono a guardarla. Ayako le sorrise dolcemente.
- Nai...
Le due si abbracciarono. Poi Naiko si buttò letteralmente fra le braccia del suo ragazzo.
- Akira...
- Ehi... sei in ritardo di dieci minuti...
- Tu invece sei insolitamente in perfetto orario, eh?
Lui sorrise.
Naiko sapeva che anche Akira aveva capito: non bisognava perdere tempo.
- Sendo, vuoi spiegarmi dove cavolo ci porti?
Hanamichi lo squadrò irritato.
- Non hai ancora detto niente a me ed Ayako, ed hai voluto aspettare Nai... adesso puoi sciogliere il silenzio stampa, no?
Ancora, il giocatore del Ryonan sorrise.
- Semplice, vi porto nel più bel posto di tutta la prefettura!
**

- Oh mio Dio... Sendo... è... grandioso...
Ayako si avvicinò rapita al laghetto, quasi bagnando i piedi che aveva liberato dalle scarpe appena arrivata sull’erba, come tutti gli altri.
- Davvero, Akira, come hai fatto a trovarlo?
Chiese Naiko prendendolo sottobraccio.
- Vengo qui a pescare, qualche volta... quando non vado sul molo...
- WAAAAAAH!
Urlò la bionda al settimo cielo.
- Qui si può? Cioè, ci sono pesci???
Il ragazzo annuì.
- Ha. Lo immaginavo.
Esordì Hanamichi con aria di sufficienza.
Tutti si voltarono a guardarlo interrogandolo con gli occhi.
- Immaginavo che ci avrebbe portati in un posto ottimo per la pesca. Per questo...
Prese il suo zaino e ne tirò fuori una canna in metallo ripiegabile.
- ... ho portato questa! Era di mio padre... voglio assolutamente che mi insegni come si usa!
Disse guardando Akira.
Il ragazzo scoppiò a ridere.
- E’ un’ottima canna, Sakuragi. Si, penso che si possa fare.
I due si misero sulla riva del lago e si organizzarono per il pomeriggio, mentre Ayako stese un telo sull’erba.
- Noi possiamo stare qui, ok Nai?
La bionda la guardò ed annuì sorridendo.
Rimase tutto l’intero pomeriggio ad osservare quel trio che le aveva cambiato la vita.
Li amava. Più di sé stessa. E tra poco tempo avrebbe dovuto lasciarli. Non li avrebbe avuti più.
Sentì velocemente le lacrime bruciarle gli occhi e scendere lungo le guance, e cercò di piangere senza che gli altri se ne accorgessero. Fallendo miseramente.
- N-Nai...
Disse Ayako mettendole una mano sulla spalla.
- Mi... mi dispiace...
Disse lei nascondendo il viso fra le spalle e provando a frenare il pianto.
- Non voglio lasciarvi, mi si spezza il cuore...
Hanamichi le si avvicinò, immediatamente seguito da Sendo. Tutti e tre la abbracciarono contemporaneamente.
- Non ci lasceremo mai.
Disse il rosso improvvisamente.
- Finché... finché ci vorremo bene saremo sempre vicini. Se non fisicamente... almeno col cuore...
Le lacrime della bionda non si frenarono. Semmai aumentarono. Ed il pianto si portò dietro anche gli altri. Una musica triste e sommessa. Nessuno si sarebbe più dimenticato di quel momento.

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