In coppia con Nainai
Genere: Generale.
Pairing: BrianxMatthew
Personaggi: Placebo, Muse, Gerard Way, Chester Bennington e un po' di PG originali °_°
Rating: R
AVVERTIMENTI: Slash.
- Una storia dolce. Una storia a frammenti. Passato e presente. Fotografie che raccontano i momenti di un tour e di una storia d'amore.
Quella di Brian e Matthew. Del loro inizio. Del loro desiderio di stare insieme.
E della distanza.
Note: Io non è che abbia moltissimo, da dire XD Questa storia mi ha tenuto tanta compagnia, sia mentre la scrivevo che poi mentre andavamo pubblicandola. Sono stata molto contenta che l’abbiate apprezzata, perché secondo me è una storia molto bella. Posso dirlo senza vergogna perché non è stata tutto merito mio XD Spero che anche questo finale vi sia piaciuto come il resto. E spero tanto anche di potervi fornire presto il seguito, ma vedremo bene con Nai XD
Baci e grazie di tutto :*
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L’Easily Forgotten Love ringrazia i propri lettori. Tutti tutti!
E sopra tutti ringrazia per le recensioni e l’affetto: Erisachan, Isult, Stregatta, Whity, Sweet Pandemonium, Memuzz, Irish Breeze, Will91.
Un bacio a tutte donnine :**********

They Have Trapped Me In A Bottle


Thirteen:

Sono decisamente un individuo umorale. Una di quelle insopportabili persone che riescono a passeggiare sugli eventi della vita e sugli altri con facilità spaventosa. Dimentico in meno di un istante quasi tutto quello che succede intorno a me – salvo poi conservarne una traccia indelebile sul fondo della mente, una traccia che inevitabilmente e sottilmente condiziona tutto il resto di me in un modo che non riesco neppure a percepire con precisione.
Oggi, ad esempio, quello che mi scorre nelle vene è indissolubilmente legato ad una sola consapevolezza.
Domattina sarò a Londra.
Il mondo potrebbe iniziare a girare dal lato sbagliato, la mia vita potrebbe prendere il corso che più le piaccia, io continuerei a percepire l’odore di Londra, del suo fumo, della sua nebbia puzzolente ed umida, del suo fiume limaccioso, come se fossi già lì e come se tutto questo dovesse diventare una miracolosa panacea per ogni male. Una sorta di rimedio infallibile contro la mia ostinazione e tutto quanto essa abbia prodotto di sbagliato fino ad oggi.

***

-Vado a chiamare Matt!- annuncio a voce alta mentre già mi sto infilando su per la breve scaletta che mi porterà all’interno del tour bus.
-Brian!- mi richiama Alex inseguendomi- Le prove!- strilla.
Ma io non l’ascolto, so questo dannatissimo album a memoria, ormai ricordo alla perfezione anche tutte le vecchie canzoni inserite nella scaletta dello show, se vuole gliele suono ad occhi chiusi e, sopra ogni cosa, io devo sentire Matthew, adesso.
-Amore!- esclamo appena apre la comunicazione, interrompendo il milionesimo, appassionato “Brian” di quest’ultimo mese di lontananza.
Ride.
-Ti sento di buon umore.- mi sfotte.
-‘Fanculo.- ritorco io sorridendo amabilmente e piazzandomi su una delle due panche davanti al tavolo.- Devo dirti una cosa fantastica!- aggiungo poi entusiasta.
-Davvero?- mi chiede lui distrattamente.- Cosa hai fatto oggi?- s’informa poi.
-Eh!- ribatto io- La cosa fantastica riguarda proprio quello che ho fatto oggi!- rido divertito.
-Ah, beh, allora racconta.- mi incita Matt.
Mi sistemo meglio sul sedile, rischiando di scivolare quando il cuscino che ricopre la panca slitta troppo, precipitando a terra in modo rovinoso.
-Uff.- sbuffo piegandomi a recuperarlo.- Dannati cosi…- borbotto.
Matthew ridacchia, ma io lo ignoro ed uso il cuscino per appoggiarmelo dietro la testa quando butto le spalle indietro sul finestrino del bus.
-Beh, allora, c’era questa bicicletta…
Lui m’interrompe subito.
-Quale bicicletta?- mi domanda curioso.
-…una bicicletta…- rispondo perplesso.
-Davvero?- continua lui.
-Sì.- rimarco sempre più stupito.- C’era una bicicletta nel backstage…
-Una bicicletta nel backstage?!- insiste Matthew.
-…Matt…non è la bicicletta il punto…- faccio notare.
-Ah no?! Come puoi dire che non è la bicicletta il punto?!- domanda lui infervorandosi.- Insomma, c’è una bicicletta nel backstage di un festival rock e tu non ti poni nessuna domanda?!
Segue un momento di silenzio.
Ed io so cosa gli sta frullando nella testa.
Lo so anche se lui mantiene un tono assolutamente serio mentre parla.
-…mi stai prendendo per il culo, vero?- gli chiedo quindi.
Matt scoppia a ridere ed io arriccio il naso.
-Certo che sì, tesoro!- confessa candidamente.
-Ho già detto “fanculo” in questa telefonata?- m’informo io allo stesso modo.
-Sì, ma fa pure.- mi concede lui.
-Allora “fanculo”.- ribadisco piatto.- Comunque, c’era questa bicicletta nel backstage e…- mi fermo, lasciandogli modo di valutare se infilarsi con la prosecuzione del proprio idiotissimo scherzo.
Ma a volte lo sottovaluto, lo ammetto.
-Beh?!- mi pressa.- Non arriveremo mai alla fine se continui ad interromperti!- mi rimprovera.
-Ahah.- mimo io pianamente.- E insomma io non avevo nulla da fare,- riprendo asciutto.- e quindi prendo questa bici e decido di fare un giro nel parcheggio del festival, che è tipo enorme!
-Uh, davvero?- mi chiede lui.
-…Matt, stai per ricominciare come per la bicicletta?
Sghignazza. Io sospiro e tento di andare avanti.
-In ogni caso qualche fan è già arrivato da stamattina e stava lì nel parcheggio a bivaccare…
-E sei stato assalito da ragazzine indemoniate che ti hanno strappato di dosso i vestiti ed hanno tentato di abusare di te e…
-No.- lo interrompo secco.
Lui pare deluso.
-…ah.- dice dopo un po’.
Sbuffo e grugnisco un dissenso a caso pescato sul fondo della mia memoria di bambino mai cresciuto.
-Ma che diavolo hai oggi?!- strillo fingendomi arrabbiato.
Così tutto il suo disappunto torna a sparire dietro una risatina da ragazzino dispettoso.
-Andiamo!- sbotta quindi.- Domani ci vediamo!
-No, se continui così!- lo minaccio.- Sei insopportabile! Ti pianto e mi metto con la hostess del nostro volo!- gli prometto, e ci ripenso subito.- Anzi, nemmeno! Ti pianto e mi metto con il pilota del nostro volo! Sarà sicuramente fighissimo! I piloti sono sempre fighissimi!- asserisco annuendo con convinzione anche se lui non può vedermi.
-Ma poi dovresti fingere di apprezzare il suo lavoro ed invece tu soffri di vertigini ed odi volare!- piagnucola Matt contrito.- Non faresti mai sesso con lui nella cabina di pilotaggio…- riflette, poi, con serietà.
-Sono cavoli miei dove faccio sesso e con chi!- strepito io offeso ed imbarazzato.
-Beh!- s’intromette lui.- Fino a domani, quando mi avrai piantato per il pilota del vostro aereo, sono anche fatti miei!- obietta.
-Matthew!
Ride ancora.
-Oh, insomma, se non sei stato violentato cosa può essere successo di interessante nel parcheggio del festival?- m’interroga piccato.
Sospiro, rendendomi conto che non riuscirò a cavargli un minimo di serietà quest’oggi nemmeno mettendoci tutto il mio impegno. E del resto non mi sento più in vena di lui in questo senso. Così mi scappa un sorriso, torno a poggiare le spalle contro il finestrino e riprendo con lo stesso infantile entusiasmo usato per esordire nel mio racconto.
-Beh, un gruppo di ragazzine c’era davvero.- ammetto ridacchiando anch’io. Matt fa “ahah!” e poi borbotta un “continua, continua” estremamente partecipativo. Il risultato è che sono costretto a strozzarmi per non ridergli in faccia e fingo di ignorare il suo continuo e palese prendermi in giro.- Comunque, di queste qui un paio conoscevano i Placebo e mi hanno riconosciuto, le altre ovviamente non sapevano nemmeno chi fossi.
-Nooo!- esclama Matthew ostentando uno stupore che non prova affatto. Tanto per cominciare nemmeno il suo gruppo è così conosciuto negli Stati Uniti e comunque non è affatto carino stare lì a sottolineare tutto!
M’imbroncio.
-Sei uno stronzo.- gli faccio notare.
-Vero.- concorda lui semplicemente.
Sbuffo.
-Vuoi sentire questa storia o vuoi continuare a dirmi cattiverie?- m’informo.
-…cattiverie.- risponde lui dopo averci davvero pensato su.
-‘Fanculo!- ribadisco.
-Eh, ma sei ripetitivo!- sbotta Matt.
-Ora ti attacco il telefono in faccia!
-Fallo, se ne hai il coraggio!- mi sfida ridendo.
-…Matt…non mettere alla prova il mio amor proprio.- consiglio pacatamente.
-Ok, ok!- ride Matthew.- Prometto che faccio il bravo fino alla fine del racconto.- mi dice condiscendente.
-…non ti credo…ma non ho molta scelta.- sospiro.- In ogni caso, io ero lì che girellavo felice sulla mia bici e non mi curavo affatto dei fan, quando questo gruppetto mi viene incontro con aria bellicosa.- Rido appena ripensando alla scena e tutto il presunto livore nei confronti di Matt si perde in quel ricordo scemo.- A quel punto ovviamente non potevo ignorarle.
-E magari passare loro addosso con la bici.- aggiunge Matthew per completezza, e mi pare quasi di vedermelo davanti che annuisce con gravità.
-Sei un coglione.- notifico a lui e, soprattutto, alla mia immagine mentale di lui.- Ma andiamo avanti. Mi fermo, le guardo, loro mi guardano…- m’interrompo per specificare- Tieni da conto che le due che mi hanno riconosciuto erano lì che mi fissavano senza riuscire a crederci!- dico fieramente. Matt chiaramente smonta tutto il mio sano orgoglio sghignazzando, ed il fatto che non dica nulla di perfido non vale minimamente a farmi sentire meno umiliato, come invece speravo.- Bah!- commento sgonfiandomi subito. E riprendo.- Le altre invece mi chiedono amorevolmente chi diavolo io sia e se per caso lavori per qualche gruppo.
-Magari speravano le facessi entrare nel backstage.- sbadiglia Matthew ragionevole. In effetti da lui dovrebbe essere davvero tardi…- Ma tanto lo so che non lo avrai mai fatto.- afferma poi indifferente.
-…cosa vorresti dire?- interloquisco incuriosito ed anche vagamente indispettito.
-Non sei molto socievole con i fan.- mi spiega Matt tranquillamente.
-Con queste sono stato socievolissimo!- sbotto.
Lui ridacchia.
-Certo, amore, continua pure.- m’invita.
-Oggi sei proprio insopportabile!- sottolineo di nuovo, prima di ricominciare il racconto.- Comunque! sono stato davvero carino con loro! Mi sono fermato da bravo bambino e gli ho risposto che sì, in effetti ero in qualche modo lì “con un gruppo”. Ed ho confessato loro di essere un roadie dei Linkin Park.- termino orgogliosamente.
C’è un momento di perfetto silenzio.
Tipo quello di prima, ma qui so che le rotelle della mente di Matt stanno girando a vuoto e lui sta cercando di afferrare l’esatta dimensione della scena.
E l’esatta dimensione della scena è anche peggio di quello che può immaginare lui.
Un Brian Molko in maglietta e jeans random. Assolutamente impresentabile. Che scorazza in giro su una bici derelitta, ridacchiando come un moccioso tredicenne il giorno del compleanno, con un cappellino scemo sulla testa, occhiali da sole ancora più scemi in faccia e convinto! – perché io ne ero convinto – di non essere “scoperto”.
Chiaramente le due ragazzine che mi avevano riconosciuto sono scoppiate a ridere dietro di me.
Insomma la loro…la mia reazione a questo splendido exploit è stata all’incirca…
-Oh mio Dio! Il mio ragazzo è una groopie!- strepita Matthew.- Maschio! Una groopie maschio!!!
Ecco, una cosa del genere.
-Cazzo, Brian! E che hanno detto le due tipe che sapevano chi eri?!- mi pressa ancora Matthew.
E dal suo tono di voce, nonché dal fatto che un po’ ride un po’ mi parla, capisco quanto sia stupidamente fiero di questi inusuali attacchi di imbecillità che mi riconducono sul piano delle persone mortali.
E mi avvicinano a lui. A quel mondo fatto di fanciullesca idiozia che ama tanto.
Così gli vado dietro.
-Niente!- ammetto.- Eravamo lì che ci scambiavano sguardi complici e continuavamo a ridere, mentre le altre, poverette, ci fissavano come se fossimo del tutto impazziti!
-Pensa cosa diranno stasera a vederti sul palco!- commenta Matthew.
-Ah, non so. Probabilmente che sono molto meglio da lontano!- mi canzono da solo.
-Assolutamente!

***

Matt ha un’abitudine orribile, che mi irrita in un modo allucinante.
Non è una cosa particolarmente originale o strana. È una cosa, anzi, piuttosto comune.
Ossia, a Matt piace cantare.
Ovviamente, quando dico “cantare”, non intendo ciò che fa per lavoro. Intendo, invece, quell’ordinario modo di fare che accomuna un po’ tutti e che consiste nel canticchiare pezzettini a caso di brani musicali vari ed eventuali mentre si fa tutt’altro. Esempi classici di attività a cui abbinare una colonna sonora improvvisata sono: la doccia, la barba del mattino, le classiche pulizie di casa e via dicendo.
E già qui sorge il primo problema.
Ho detto che Matt è disordinato per natura. Lui riesce a vivere in una condizione di disordine e di confusione che nessun altro essere vivente sarebbe in grado di tollerare. Chiaramente ha una ditta di pulizie che regolarmente si occupa del tentare di dare un senso ai suoi spazi vitali, ma lui riesce fieramente a rendere vano ogni loro intervento in questo senso già cinque minuti dopo che sono usciti dalla porta.
In ogni caso ha una ditta di pulizie, che è appositamente pagata per pulire casa sua.
Sono certo che sia stata un’iniziativa di Tom. O di Dominic. O di Chris…. Insomma, dubito che sia stata una decisione autonoma, ma è una realtà presente nella sua vita.
Quindi non riesco davvero a spiegarmi l’impulso irrefrenabile che gli viene ogni tanto e che lo porta a sollevare il volto, rendersi conto di abitare in un porcile e decidere immediatamente di infilare il grembiule, afferrare la scopa ed il piumino e squadrare i metri quadri di casa con aria minacciosa, un momento prima di lanciarsi risoluto nelle grandi pulizie di primavera.
In tutto questo, ovviamente, lui canta.
E qui sorge il secondo problema. Quello veramente insormontabile.
Io non lo sopporto.
Non è una mia presa di posizione gratuita, ci sono delle motivazioni quanto mai precise per la mia irritazione, ci sono stato attento, le ho analizzate, non sarei mai riuscito ad accettare di trovare semplicemente intollerabile – e senza nessuna vera ragione – una caratteristica di Matthew! Fosse anche una cosa stupida come questa!
Quindi, io ho i miei motivi.
Magari sbagliati. Senz’altro futili. Indubbiamente superabili.
Ma li ho.
E mi ritengo in diritto quanto meno di manifestare le obiezioni che nutro nei confronti del mio ragazzo.
Pertanto, io odio il canticchiare di Matt durante le pulizie per tre chiare e precise ragioni.
a. Matt ascolta solo musica commerciale.
Ora, io so perfettamente che Matt non ascolta davvero solo “musica commerciale”. Da qualche parte nella sua testa c’è un vano inaccessibile alle persone che lo circondano, in cui sono segregati ben stretti i nomi di gruppi ed artisti che hanno fatto la storia della musica moderna e che hanno influenzato, in modo più o meno evidente, la sua formazione ed il suo modo di lavorare.
Il punto, però, è che per una qualche strana idea che lui ha di sé stesso e del mondo, Matt parla esclusivamente di musica commerciale. Ed ascolta in casa solo musica commerciale. Ed è ossessionato, quasi, solo da stupidissime cantanti, di sesso femminile, che sono in grado di raggiungere – in forza della semplicemente appartenenza al proprio genus – note che nessun maschio adulto potrà mai nemmeno immaginare esistere nella propria scala di tonalità.
Quindi, sentire Matt cantare l’ultimo singolo di Christina Aguilera è indubbiamente qualcosa che dovrebbe essere vietato per legge.
Ma c’è una ragione “b”. Ossia, Matt non è in grado di ricordare i testi delle canzoni.
Non c’è da stupirsi. Matthew non sa scrivere.
Non nel senso che non sappia scrivere in assoluto, è chiaro, le scuole dell’obbligo le ha frequentate e non mette una “x” al posto del proprio nome quando gli si chiede di firmare qualcosa.
Lui, semplicemente, non è in grado di scrivere niente che abbia a che fare con il proprio lavoro.
Ora. Se non mi è difficile capire il concetto quando si tratta di spartiti musicali – non tutti dobbiamo conoscere la musica scritta – non mi è assolutamente comprensibile quando si tratta di testi. Che potrebbe tranquillamente appuntarsi dopo averli composti.
Ma lui si ostina a dire che tanto devono seguire la linea logica che ha nella testa, altrimenti non si accorderebbero con il suono, e quindi è inutile scriverli.
Peraltro è ovvio che, dovendo già ricordare la roba che fa per lavoro, lui abbia dei seri problemi ad immagazzinare altre nozioni con riferimento ai testi della sopra citata Christina Aguilera.
Solo che a me irrita da morire sentirlo improvvisare frasi assolutamente prive di senso ed appiccicate insieme da un filo di tale evidente idiozia che ci sarebbe da afferrarlo per le spalle, mentre si agita utilizzando la scopa come microfono, scaraventarlo su una sedia e schiaffargli in faccia le lyrics di “Genie in a bottle” stampate da internet per ordinargli di impararle adesso!
Ed infine, la peggiore di tutte è l’ultima motivazione.
Perché, “c”, Matthew stona.
Un’autentica. Assoluta. Insopportabile. Tortura per le orecchie.

***


Stavo provando a lavorare.
-…something ‘bout you caught my eye!- corressi sovrastando in qualche modo la voce di Matthew.
Lui continuò imperterrito.
C’era qualcosa che non era assolutamente come avrei voluto.
- Told the others, my lovers, both past and present tense!- ringhiai ancora.
Matt mi passò accanto oscillando a tempo di musica e muovendo a casaccio un piumino che – più che toglierla – contribuiva a produrre accumulo di polvere in quasi ogni angolo di casa.
Il punto è che, quando riarrangiamo una canzone per farne una cover, mi piace fare un lavoro ben curato.
-You're the kind of guy, a girl finds in a blue moon!- strillai al colmo dell’isteria- Matt, dannazione!- aggiunsi per completezza.
Finalmente lui si bloccò. Si voltò con il piumino sotto il mento ed uno sguardo sorpreso e mi chiese innocentemente.
-Perché? Io cosa ho detto?
-Non lo so cosa hai detto!- ammisi stizzito, buttando all’aria i fogli che avevo davanti a me sul tavolo in salotto.- Ma posso assicurarti che Cure e Christina Aguilera sono un’accoppiata scandalosa!- protestai veementemente.
-Uh.- disse lui, sempre con quell’aria da tonto che avrei voluto levargli dal muso a suon di schiaffi.- Stavi lavorando?
-No. Riarrangio pezzi a caso del rock classico.- ribattei io sarcastico.
-Ah, allora nulla di serio!- cinguettò lui riprendendo a muoversi a zonzo per casa con il proprio seguito di piume impolverate.
Rinunciai all’idea di rimettermi all’opera non appena sentii di sfuggita le prime note di “Maneater”, mi alzai dal mio posto solo per trascinarmi pietosamente fino ad uno dei divani e lasciarmici cadere stremato.
Matt faceva casino con qualcosa in bagno, un brivido mi scorse lungo la schiena appena mi si disegnò nella mente un’immagine terrificante dei suoi ultimi esperimenti di pulizia. Io e Dom, arrivando un pomeriggio, lo avevamo trovato chino su una bacinella sistemata nello stanzino, intento a rimestare qualcosa di vagamente rossiccio aiutandosi con una specie di spazzolone da bagno. Il qualcosa, si era scoperto dopo, era ciò che rimaneva di uno dei suoi completi rossi preferiti.
Inutile dire che uscì dal trattamento di Matthew già pronto per la pattumiera.
Dominic era riuscito a farlo smettere di lamentarsi solo promettendogli che lo avrebbe accompagnato quella sera stessa a comprarne uno nuovo.
-Sai, stavo pensando…- esordì Matthew schiantandosi sul divano accanto a me.
Assorto com’ero nei miei pensieri e quasi in procinto di assopirmi, non lo avevo sentito arrivare. Feci un balzo e tirai uno strillo tale che Matt mi fissò ad occhi spalancati mentre mi rincantucciavo nell’angolo più lontano del divano e lo scrutavo da lì terrorizzato.
-…Bri…
Mugugnai.
-Stai bene?- s’informò lui spaventato.
-…stavo meglio prima che cercassi di uccidermi…- ammisi fiocamente.
-Oggi sei un po’ nervoso.- notò lui perplesso.
-Non sono nervoso!- negai recisamente muovendo la testa istericamente.
Dando prova del fatto che ero molto più che un po’…nervoso.
Matt non è così idiota come vuole apparire. So che l’ho detto e ripetuto, ma il punto è che si tratta di una cosa che stupisce me per primo a volte.
Tipo quella.
Sospirò, voltando la testa verso la parete davanti a noi, allungò un braccio e mi catturò, attirandomi di peso a sé e stringendomi al suo petto.
-Sei una cosa incredibile!- cominciò a riprendermi mentre io tentavo rigidamente di sfuggirgli. Matthew non si scompose, non si offese e si limitò a non lasciarmi spazio di fuga, continuando a parlare serafico.- Insomma, lavori troppo, ti esaurisci e poi non riesci nemmeno a rilassarti!- spiegò pazientemente.
-Non lavoro troppo!- sbottai io, facendo forza per togliermi il suo braccio dal collo. Ma come accidenti faceva quel coso così mingherlino ad essere tanto forzuto?!
-Sì, invece.- asserì lui pacato.- Sei una corda di violino!- rimbeccò dandomi una scrollata e quasi strozzandomi.
Soffocai e mi lasciai andare contro di lui, sbuffando una protesta giusto per ribadirgli che avrei gradito che mi mollasse. Matt non lo fece. Io affondai il viso nel suo petto, in un punto morbido del maglione di lana, e strofinai il naso contro di lui.
Non so esattamente quanto tempo rimanemmo così. Abbracciati e senza parlare. Eravamo un po’ scemi, tutti e due fermi immobili a non fare assolutamente nulla. So che, però, ad un certo punto, Matt si mosse. La sua mano scavò tra i cuscini del divano cercando il telecomando della televisione. Accese Mtv e, mentre io ricominciavo a strillare e tentavo ancora di liberarmi, lui si mise a cantare felice dietro Lily Allen.
…vi ho mai detto che odio “Smile” con tutto me stesso?

***

C’è una cosa di cui mi sono reso conto nel tempo: capita a volte che, pensando a ciò che non ti piace della persona che ami, ti rendi conto che non esiste davvero nulla di serio che gli rimprovereresti a mente fredda.
Credo sia questo il significato della frase “mi piacciono i tuoi difetti”.
Non ci piacciono davvero i difetti del nostro partner, ma ci sono persone i cui difetti sono quelli giusti per noi. È allora che anche quella persona diventa “giusta” per noi.

***

Ci sono dei momenti nella vita delle persone che non sono esattamente “momenti di rivelazione”, ma in qualche modo sono momenti in cui si arriva a capire qualcosa. Una cosa non necessariamente importante, non necessariamente fondamentale al punto da determinare un cambiamento nella vita.
Si tratta, anzi, di cose per lo più davvero stupide. Fino ad un istante prima erano un groviglio inestricabile, una specie di nodo spinoso sistemato da qualche parte dentro di noi, in un punto in cui ci causava magari solo un dolore sordo, sopportabile. Ce lo avevamo cacciato noi a forza, in quel punto, dopo aver subito le punture di quello stesso nodo spinoso per giorni, settimane, mesi…a volte anni. Ed aver deciso alla fine che non ne valeva nemmeno la pena. Sul fondo dell’angolo in cui lo abbiamo relegato, fa male comunque, ma meno.
E poi succede. Si crea un momento perfetto, in cui l’aria sembra avere un odore diverso, la nostra mente è limpida come quella stessa aria ed il nostro animo, per un motivo incomprensibile, è leggero. Folle e libero. In quel momento si capisce esattamente come disfare il nodo spinoso, e si capisce esattamente perché continui a pungere nonostante il tempo e nonostante non sia più davvero “importante”.
Quello è il momento in cui si capisce anche quanto si sia sbagliato e si è disposti ad accettare di averlo fatto.
E ad accettare di dover mettere riparo a se stessi ed a ciò che si è fatto.
-Gerard.
A volte è difficile.
-Che vuoi, Molko?
Altre volte non così tanto quanto può sembrare.
-Avrei bisogno di parlarti.
La cosa davvero difficile di solito è vincere noi stessi.
-…come l’ultima volta…?
Lo guardo, è talmente palese che stia “in guardia” da farmi sorridere. Ricaccio indietro quel sorriso, scuoto la testa e mi stringo nelle spalle.
-No. Ho davvero bisogno di parlarti.- rispondo seriamente e con calma.
Gerard si volta a ricambiare lo sguardo sorpreso e affatto convinto del fratello, che si è fermato qualche passo più avanti ad aspettarlo, poi guarda ancora me.
-O.k.- mi concede con un sospiro.- Vi raggiungo dopo, Mikey.- saluta quindi.
Suo fratello esita per qualche secondo, mi fissa chiedendosi se io sia qualcosa di pericoloso o meno. Vorrei che la gente smettesse di porsi simili domande quando ha a che fare con me.
Va via comunque, più che altro – immagino – suo fratello non deve essere esattamente un tipo che ha bisogno di una guardia del corpo, mi è sembrato perfettamente in grado di fare fronte anche al mio io peggiore.
-Di cosa vuoi parlarmi, Molko?- mi chiede quando restiamo soli.
Adesso mi concedo di sorridere invece. Mi chiedo come fare per dirgli di rilassarsi e suonare convincente, mi piacerebbe davvero che questa discussione avvenisse su toni più miti. Ma sono io ad aver esasperato i rapporti tra noi due, addirittura da prima che esistesse un qualche rapporto tra noi due.
-Volevo scusarmi.- rispondo. Mi rendo conto da solo che non è sufficiente ed aggiungo subito.- Intendo dire “davvero”.
Non commenta, mi fissa ancora guardingo.
Sospiro.
-Niente trucchi, Gerard.- ammetto.- Sono stato uno stronzo ed ho sbagliato su tutta la linea. Punto.- gli concedo rapido.
Per un attimo l’idea che lui possa pretendere anche di più mi sfiora la mente. Attraversa i miei sensi come una percezione sgradevole e mi tira un pugno dritto alla bocca dello stomaco. Ne avrebbe il diritto – di restituirmi l’umiliazione ad esempio – ed io, se davvero volessi mettere a tacere tutta questa storia assurda in modo onesto, dovrei andargli dietro. Ma qui subentrano altri fattori e mi conosco a sufficienza da sapere che il mio amor proprio – il mio bisogno di proteggere me stesso – non mi concederebbe mai tanto.
Ma mi sbaglio ancora nel pensarlo. Gerard è davvero una persona molto migliore di come avevo creduto all’inizio. E soprattutto molto migliore di me.
-Non sono stato il massimo nemmeno io.- mi dice.
Ed io so che se lo dice è solo per sminuire le mie scuse. Mi sta concedendo un pareggio che non merito, è davvero un gesto elegante da parte sua.
Lo vedo stringersi nelle spalle. Arrangia un sorriso divertito e butta anche una battuta pungente.
-E poi mi spiaceva avere da ridire con te, la vostra musica non è malaccio…
-Ehi, ragazzino, dosa le parole!- lo ammonisco sogghignando anch’io e puntandogli contro un dito.
Sghignazza.
-Non ricominciare a fare la prima donna, Molko.- mi redarguisce.
-In ogni caso, se non ti spiace, preferirei che la piantassi di fare la puttanella con il mio bassista.- aggiungo io per ripicca incrociando poi le braccia sul petto con aria bellicosa.
-Ah!- esclama Gerard spalancando gli occhi.- Io farei la puttanella?!
-Beh, mica sono io che vado in giro strusciandomi addosso a mio fratello…- accenno girando intorno uno sguardo distratto.
-Non è mica colpa mia se il mio bassista è anche mio fratello!- ridacchia lui cattivo- Se fosse Stefan non avrei nessun problema morale, proprio come te!
-…brutto…stronzo…- biascico strabuzzando gli occhi.
-Susu, ormai tanto Stef lo sa che non deve farsi illusioni con te…
Avvampo.
-Non scherzare su questa cosa!- ordino inferocito.
-Ah!- sbotta lui scrutandomi come se avesse finalmente capito.
Non è una sensazione piacevole. Soprattutto perché si riconnette al fatto che magari ha capito davvero.
-Non è come pensi!- strillo subito.
Lui ride. Prima piano, poi, man mano che le mie proteste di innocenza vanno avanti, sempre più forte, fino a zittirmi completamente in un rossore talmente intenso che mi chiedo come si faccia, a trentaquattro anni, a ritrovarsi ancora in situazioni così imbarazzanti.
-E pensare che Chester si preoccupava di aver rovinato il tuo matrimonio!- mi schernisce lui.
Scuoto la testa, scrollando le spalle e sbuffando fuori un fiotto di aria compressa.
-Non è così semplice.- borbotto in un moto di sincerità.
Lui mi guarda, serio. Mi sorride in modo quasi gentile ed io penso che ha davvero dei begli occhi, e che ha un viso onesto ed un sorriso vero. Non mi stupisce che Stefan possa averci tenuto a lui, in qualche modo.
-Molko. Io e te non siamo amici e non lo diventeremo, - esordisce pianamente, come se non fosse davvero un problema.- non sei tenuto a dirmi cose che non devo sapere.
È in quel momento che vedo Chester spuntare da dietro una roulotte. Cammina a passo svelto, fissando dritto davanti a sé, ma per qualche insolito motivo si volta verso di noi e ci vede. So che esita, perché per un momento ci fissa con occhi sgranati ed attenti, ma poi si limita ad affrettarsi e tirare dritto.
Gerard mi guarda. Io mi sento a disagio, infilo le mani in tasca e non ricambio il suo sguardo.
-Devi delle scuse a qualcun altro.- mi fa notare.
Annuisco con un sorriso stanco.
-Ma non penso di esserne capace, ora come ora.- ammetto.
Gerard sospira.
-Certo che sei davvero complicato, Molko.- mi dice secco. Poi guarda Chester, lo segue mentre scompare in lontananza insieme ad un gruppetto dei suoi, in direzione del palco.- O.k.,- esordisce colloquiale.- vuol dire che ci penserò io per te.- aggiunge prima di voltarsi e seguire l’amico.- Ci si vede in giro, Brian.- mi saluta.
Non aspetta che gli risponda e così io non lo faccio.
Lo guardo camminare prima e poi correre per raggiungere il gruppetto. Si butta addosso a Chester come se fossero due ragazzini, lui protesta scuotendoselo di dosso, ma poi ride insieme a Gerard e sembrano stupidamente sereni.
Li invidio.
Ma domani sarò a casa e ci sarà Matthew ad aspettarmi.
Potrò sentirmi stupidamente sereno anche io.
-Ehi, Bri, ci sei?
Steve mi batte sulla spalla. Lo fa sempre allo stesso modo da dieci anni, è la sua maniera di richiamarmi sulla Terra quando nota che i miei pensieri mi trascinano su una china pericolosa. Mi da un colpetto sulla spalla, leggero e quasi affettuoso, come certi schiaffetti che i genitori tirano ai figli per rimproverarli senza fare loro troppo male. Sorrido e mi volto verso di lui.
-Ci sono.- rispondo, sbadigliando subito dopo. Mi copro la bocca con la mano, tirando le maniche sulle dita intirizzite dal freddo. Sono davvero stanco ormai, il rientro a casa mi farà bene.- Mi cercavate?- domando curioso.
-Beh, sì. Dobbiamo finire il sound check e poi c’è una tizia di non so che testata giornalistica che ha chiesto di noi…- elenca lui distrattamente.
Sbuffo.
-Uff. Sono felice che da domani siamo in vacanza!- esclamo esausto, buttandogli le braccia al collo ed appendendomi a lui perché mi trascini via ridacchiando.
-E’ l’ultimo concerto, eh Bri?- mi chiede.
Non so perché ma c’è una nota stonata nella sua voce mentre lo dice, una malinconia fastidiosa che non capisco affatto, così mi imbroncio.
-Non dirlo a quel modo!- protesto.- Se lo dici così, porta male!- aggiungo stupidamente.
Steve ride e mi obbliga a rimettermi dritto ed a camminare con le mie gambe.
-Sei impossibile, Brian.- mi riprende pazientemente.
-Ma dillo che ti piaccio anche per questo!- affermo con saccenteria e malizia, mentre mi metto in posa plastica perché lui possa scoppiare a ridere e precedermi lungo la strada.- Aspetta!- strepito correndogli dietro.

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