Genere: Romantico/Azione
Pairing: NaomiXSnake
Rating: PG13
AVVISI: Niente da segnalare.
- La vita di Snake, in Alaska, è tornata quella di prima. Vive in pace, fino a quando non trova una vecchia conoscenza svenuta fuori dalla sua porta. E' Naomi Hunter, che riporterà il nostro eroe in un'avventura intrigante.
Commento dell'autrice: Di questa fanfiction sono molto fiera, perché sono riuscita (con grande sforzo e confondendomi anche, qualche volta) a creare proprio quello che avevo in mente: una storia principalmente di mistero ed azione (soprattutto di mistero) in cui i momenti di introspezione dei personaggi e quelli romantici fossero bene integrati, e fungessero da presa d'aria fra una complicazione e l'altra. Ho prestato attenzione a tutto, in questa fanfiction. E' stato complicato scriverla, ma ne sono così soddisfatta... penso sia abbastanza come premio ^_^
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Signor Presidente…
6° capitolo
Sovvenzioni statali


- Snake, corri! Accidenti...
- E’ colpa tua se siamo in ritardo!
- Come osi, animale?!
- Ma si, tu e tutti i tuoi capricci! Il bagno di mezz’ora, la colazione completa! Tutte tu, e tutte oggi!
Lai sbuffò voltandosi da un’altra parte. Snake e Naomi continuavano a correre verso il luogo in cui dovevano imbarcarsi sull’aereo. Quella mattina, fra vari inconvenienti e problemi, erano usciti dall’albergo molto tardi e soprattutto senza pagare un bel niente. Ancora probabilmente non se n’era accorto nessuno... ma prima o poi sarebbe successo. Anche per questo motivo non potevano permettersi di perdere il loro aereo. Non potevano rimanere in quella cittadina un minuto di più. In ogni caso riuscirono ad arrivare, ad imbarcarsi ed a salire sull’aereo.
- Snake, forse sarebbe meglio spegnere il codec mentre siamo qui...
- E perché, scusa?
Chiese lui mentre si sistemava la cintura di sicurezza attorno alla vita.
- Potrebbe interferire con i comandi o roba del genere... sono ancora troppo giovane per morire!
Lui notò il guizzo di paura negli occhi della donna.
- Aspetta, aspetta, aspetta... non mi verrai a dire che la grande, immensa Naomi Hunter ha PAURA degli aerei!
Lei si voltò a guardarlo. Un misto di imbarazzo e arrabbiatura dipinto sul volto.
- Non mi fido di un coso di metallo grande e PESANTE che riesce a volare!
Lui scoppiò in una risata fragorosa che fece voltare qualcuno. Lei si guardò intorno ancora più imbarazzata e gli bisbigliò di fare silenzio.
- Va bene, va bene, non ne parliamo più... però, dai... hai una certa età, non dovresti avere ancora paura di volare...
- Lasciami in pace, per favore...
Lui sorrise, guardandola facendo in modo che lei non se ne accorgesse.
- Arriveremo a New York in trenta minuti. Abbiate pazienza, speriamo che il viaggio sia di vostro gradimento.
La voce calma della hostess interruppe il silenzio che si era formato sull’aereo. Snake sentì Naomi irrigidirsi accanto a lui. Bè, poteva essere una sciocca ad avere paura di salire su un aereo, ma non poteva lasciarla in questo stato di agitazione. Le prese una mano, e lei si voltò a guardarlo.
- Finchè stai accanto a me niente potrà farti del male. Neanche un aereo che cade.
Disse sorridendole. Attraverso il contatto con la sua mano capì che si stava rilassando. Perfetto. Rimasero mano nella mano per tutto il volo.
*

Naomi e Snake si guardarono intorno spaesati.
- E adesso dove la troviamo la sede centrale?
Snake girò lo sguardo verso destra senza risposta. Non sospettava che la risposta sarebbe stata proprio lì, davanti ai suoi occhi. Tirò il bordo della camicetta di Naomi, facendo in modo da attirare la sua attenzione.
- Bè? Che c’è adesso?
- Naomi. Cos’è quello?
Lei spalancò gli occhi e la bocca senza riuscire a proferire parola.
- Un-Un... camion...
- Della NAWO...
Rimasero in silenzio per un attimo. Poi Naomi lanciò un urlettino e fece un salto, mentre Snake strinse una mano a pugno dicendo “SIII!!!”. Afferrarono al volo un taxi. Appena furono dentro il tassista si voltò a guardarli, vide gli abiti e formulò un pensiero secondo il quale avrebbero avuto i soldi anche per arrivare all’altro mondo: quei due erano vestiti con gli abiti più costosi del mercato dalla testa ai piedi! La giornata doveva essere quella fortunata.
- Dove vi porto?
Naomi gli mise un braccio davanti al naso, indicando il camion che stava partendo.
- Segua quel camion!
L’uomo al volante eseguì immediatamente l’ordine della donna. Snake si voltò a guardarla con uno sguardo stranizzato. Lei arrossì e tirò fuori la lingua.
- Ho sempre sognato di farlo!
Disse chiudendo gli occhi.
Lui riportò il suo sguardo dritto davanti a sé. Il camion era ancora davanti a loro e si muoveva piuttosto lentamente. Non fu difficile per il tassista rimanergli dietro, ed il camion non pensò nemmeno per un minuto di provare a seminarli: evidentemente non si era accorto di loro. Una mezz’oretta dopo, il camion passò attraverso un cancello e si fermò in un immenso cortile davanti ad una fabbrica grigia. Il taxi si fermò e Naomi e Snake ne scesero velocemente.
- Dunque, in tutto fanno...
Il tassista stava già facendo i conti quando, alzando la testa, si accorse che i due stavano andando via. Istantaneamente aprì la portiera e gli urlò dietro.
- Ehi, i soldi!!!
Naomi spalancò gli occhi e guardò Snake, fermandosi.
- Non possiamo lasciarlo urlare così, Snake! Ci scopriranno!
Snake pensò qualche secondo.
- Ok, lascia fare a me.
L’uomo si avvicinò di corsa al taxi, mentre Naomi lo seguiva a ruota.
- Ascolti, buon uomo... non si è chiesto perché due persone vogliono venire in un posto come questo?
- Non mi importa dove porto le persone sul mio taxi, però voglio essere retribuito!
- Non ha ancora capito?
Il tassista si appoggiò al taxi.
- Ma voi due... chi siete?
Disse mentre osservava Naomi e Snake che si toglievano i vestiti rimanendo in tuta da infiltrazione. Naomi lo guardò con un sorriso deciso.
- Lo stato saprà ricompensarla...
Poi entrambi se ne andarono verso la fabbrica. A lui non rimase altro da fare che rientrare nell’auto e dirigersi verso il suo posto.
- Hai visto come si chiama, Naomi?
- Jason Falls... era scritto sulla targhetta.
- Bene. Adesso troviamo un’entrata.
Naomi si guardò intorno.
- Aspetta Snake, nascondiamoci!
Due uomini in uniforme erano usciti da un angolo. Snake e Naomi si nascosero dietro il camion con la targa NAWO che si era fermato poco distante da loro. Snake osservò che l’abitacolo era vuoto, quindi qualunque cosa ci fosse sopra adesso era dentro quella fabbrica. Gli uomini in uniforme passarono a pochi metri da loro senza vederli.
- Snake, stai pensando la stessa cosa a cui sto pensando io?
- Non lo so. Io mi sto pentendo di avere accettato la missione...
- SNAKE!
Disse lei alzando di poco la voce ed un braccio per dargli un pugno.
- Ok, scherzavo... possiamo usare le uniformi di quei due per infiltrarci, no?
- Esatto...
- Ora il problema è: come attiriamo la loro attenzione?
Naomi pensò un attimo a sguardo basso. Poi guardò il suo viso riflesso nello specchietto retrovisore del camion.
- Snake, tu sta pronto a stordirli.
Lui la guardò uscire dal nascondiglio senza dire niente, ma caricò il pugno destro, non si sa mai.
- Ragazzi... mi sono persa, voi potete aiutarmi?
- Tu chi sei?
Disse uno dei due ufficiali.
- Un’amica...
Disse Naomi avvicinandosi a lui ed appoggiando un braccio sulla sua spalla. Snake cominciò a capire il piano della donna.
- Che vuol dire?
Chiese l’altro ufficiale, più alto e robusto del primo.
- Bah, Greg mi aveva chiamata, diceva che potevo rallegrarvi un po’...
Naomi sperò con tutto il cuore che esistesse un Greg che quei due conoscevano. I due soldati si lanciarono uno sguardo d’intesa.
- Quell’idiota di Greg! Ha fatto una pensata geniale, accidenti! Sapeva che oggi avevo voglia di andare con una donna...
Naomi sorrise soddisfatta.
- Bene, bellezza... entra dentro, ti portiamo in una stanza più comoda dove magari potremo divertirci anche in tre...
A Snake prudevano le mani. Naomi sperò che lui resistesse senza fare pazzie.
- No, non voglio entrare in quel posto... perché invece non andiamo dietro quel camion? Finiremo anche più in fretta, così...
La cosa ai due sembrò piacere.
- Perfetto, andiamo dove vuoi...
La donna si mosse ancheggiando verso il retro del camion seguita dai due uomini. Fu una cosa di pochi secondi. Appena quelli furono là dietro snake diede due potenti pugni ciascuno. I due li spogliarono, misero le uniformi sulle tute e se ne andarono. Naomi salutò con un “Bye Bye” ironico. Un minuto dopo avevano superato tutti i controlli ed erano ufficialmente all’interno della fabbrica.
- E voi due che ci fate ancora qua? Il capo vi ha fatti chiamare ormai dieci minuti fa. Vi starà aspettando... correte!
- Sissignore!
Risposero i due all’unisono. Evidentemente erano soldati più importanti degli altri, se erano chiamati dal capo in persona. Naomi era il soldato Pals e Snake il soldato Eave. Il problema era che adesso non sapevano dove dirigersi, perciò si mossero verso un luogo a caso.
- Ehi, ma vi siete rincretiniti? L’ufficio del capo è l’ultimo del corridoio dietro di voi!
Naomi e Snake ringraziarono mentalmente tutti i loro santi, poi ringraziarono, si scusarono e andarono nell’ufficio. Ufficio che era qualcosa di orrendo. I mobili di produzione NAWO erano davvero di cattivo gusto. Ed i quadri appesi alle pareti non miglioravano la situazione. Un uomo anziano, dalla faccia quasi simpatica con un paio di piccoli occhiali stava seduto alla scrivania.
- Bene! Pals, Eave, vi stavo aspettando.
L’uomo si alzò e la sua espressione di indurì.
- Ho brutte notizie per voi...
Lui si portò dietro ai due che si voltarono per potere osservare ogni suo movimento.
- Pare che un’organizzazione segreta ci stia alle costole... è stato il capo in persona a dirmelo.
Quindi anche lui aveva un diretto superiore a cui fare rapporto. Restava da capire chi fosse.
- Secondo le nostre informazioni, la donna che già una volta ha provato ad entrare nella base “ribelle” è stata curata, dotata di un collega e si starebbe dirigendo qui.
Accidenti, avevano già scoperto il loro gioco... fortunatamente, però, non sapevano che le due spie erano proprio lì. Ed erano già entrate.
- Allora io pensavo che voi due che siete i capitani della guardia, coloro su cui io faccio affidamento, dovreste stare molto più attenti a chi entra qui. Volevo dirvi solo questo. È tutto chiaro?
- Metteremo doppia sorveglianza a tutte le entrate e le uscite.
Disse Snake con disinvoltura. L’uomo si mostrò soddisfatto.
- Bene. Era proprio quello che mi aspettavo di sentire. Mi raccomando. Potete andare.
Poi si andò a sedere nuovamente al suo posto per esaminare qualche scartoffia. Loro due uscirono. Rimasero però nei paraggi. Cosa che gli fu molto utile, soprattutto perché, pochi minuti dopo, il vecchio uscì dalla stanza agitato ed impaurito, senza degnarli di uno sguardo e lasciando la porta aperta. Si guardarono negli occhi, si fecero un cenno con la testa ed entrarono. Naomi fu la prima a togliersi lo scafandro che aveva al posto di un normale cappello o elmetto.
- Accidenti, non ne potevo più di questa roba, stavo soffocando...
Anche Snake seguì il suo esempio.
- Si, ma vedi di non fare rumori... ti ricordo che sanno chi siamo e che potrebbero stare più all’erta del previsto.
- Si, lo so, lo so... vediamo che c’è qui...
Naomi si sedette sul bordo della scrivania e cominciò ad osservare con cura alcuni fogli. Niente di importante, per la maggior parte rapporti militari sui sovversivi, materiali e costi delle armi, insomma, cose che già sapevano. Snake fu colpito da una cartellina colorata poggiata sopra un mobile vicino ad una finestra. Si avvicinò al plico e lo aprì, cominciando ad esaminare i fogli uno per uno. Naomi lo osservava attentamente. Poi Snake spalancò gli occhi.
- Non ci posso credere...
- Cosa? Che c’è scritto?
- Vieni a guardare tu stessa...
L’uomo porse alla donna un foglio un po’ spiegazzato, recante varie cifre. Soldi. Erano conti. No... erano accrediti. Lo sguardo di Naomi scorse veloce fino a fondo pagina. Il foglio era timbrato con il simbolo della segreteria di stato. La firma era quella del ministro dell’economia. Naomi alzò lo sguardo.
- Lo stato... sovvenziona la NAWO?
- E fino a qui sarebbe anche normale, ma guarda PERCHE’ la sovvenziona...
E le porse un altro foglio. Era una lettera di poche righe scritta al computer. Naomi lesse ad alta voce.
- “Ed anche questo mese gli Stati Uniti d’America ritengono esaurito il loro compito. Ci auguriamo che i soldi bastino per sovvenzionare il gruppo e per gli armamenti ed i viveri necessari. Distinti saluti, Roy Greet.”...
Naomi non sapeva che dire.
- E così il ministro dell’economia americana è Roy Greet...
- Perché, lo conosci, Naomi?
- Si e no. Ne ho sentito parlare. Solo mi sembra strano che uno che si è fatto un sacco di anni in galera per evasione fiscale sia diventato da un giorno all’altro addirittura ministro dell’economia...
- Si, ma abbiamo le prove che il governo degli Stati Uniti appoggia questi ribelli e li sovvenziona per giunta! Perché voler finanziare le persone che tengono sotto ostaggio il presidente?
- Non è l’unica cosa poco chiara... innanzitutto questa faccenda di Greet non mi convince per niente... e poi, la vita qua scorre normalmente, come se a nessuno importasse che il presidente sia stato rapito...
- E quindi?
- E quindi, o i cittadini americani sono dei grandi menefreghisti, oppure...
- E’ stato mantenuto intenzionalmente il silenzio sull’accaduto...
- Esatto. Ma perché...
I due rimasero in silenzio per un po’. Poi Snake parlò.
- Senti, rimanendo qui con le mani in mano non concluderemo nulla. Reperiamo un elicottero ed andiamo da Campbell.
- Sono d’accordo...
Disse Naomi. Si rimisero i copricapo e si diressero verso il retro della fabbrica. Lì c’era solo l’imbarazzo della scelta. Elicotteri, piccoli aerei privati, jumbo jet stavano accanto a macchine di tutte le dimensioni, motociclette, carri, piccole imbarcazioni e motoscafi. Naomi e Snake raggiunsero uno degli elicotteri di medie dimensioni e cominciarono a salire.
- Ehi, voi, che state fa...? Ah, signor Pals, signor Eave, non mi ero accorto foste voi... andate a portare i viveri ai ribelli?
- Si.
Rispose Naomi cercando di dare un tono più maschile alla sua voce.
- Ma allora dovete prendere l’altro elicottero... i viveri e gli armamenti sono già stati caricati tutti lì.
- Ah, non lo sapevamo... grazie.
- Non c’è di che! Arrivederci.
Neanche risposero al saluto. Salirono sull’elicottero e partirono alla volta dell’Alaska.

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