Fandom: Originali
Genere: Generale
Rating: G
- Capelli rossi, abiti neri ed il biancore abbagliante della neve, in una corsa sfrenata verso la stazione. To the one I love.
AVVISI: Nessuno.
Commento dell'autrice: Brevissima follia giocata tutta sull’immagine sfolgorante di questa bellezza iperpucci che corre a perdifiato nella neve. Vorrei poter dire di più, vorrei poter parlare dell’origine di questa storia, del momento preciso in cui m’è balenata in mente come pura visione, ma è privato ;D*
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The Sweetest Thing


Lei corre, e sembra non sia stata creata per far altro. Avvolta in un lungo e pesante cappotto nero, sfreccia sul marciapiede bianco come non sentisse attrito, come se invece di muoversi semplicemente stesse svolazzando a tre centimetri da terra, come le fatine delle fiabe. I capelli le si agitano impetuosi dietro il capo, sono lunghi, lisci, rossissimi ed in balia dei venti che le scivolano addosso, risucchiati dalla sua velocità.
C’è un freddo pungente, ed infatti è inverno. Il paesaggio è fatato come lei: ogni cosa è ricoperta da una sottile coltre di neve, ancora solida, e lei si muove agile e sicura, senza incespicare mai. Gli stivali, neri come il cappotto, affondano solo per qualche centimetro, non sembrano impicciarla in nessun modo.
Ansima; la corsa la stanca. Ed ha le nocche dei pugni chiusi completamente screpolate dal gelo, ha dimenticato i guanti a casa, per fare più in fretta possibile non ha neanche pensato di prenderli. Così come non ha preso la sciarpa.
Per un attimo, se lo ricorda. Il giorno dopo ha l’esame in conservatorio. La sua voce, è lei che affronterà l’esame in prima linea, e lei è senza sciarpa nel ghiaccio di gennaio. Non fa che pensare all’esame da giorni, con ansia e paura. Eppure, questo non le impedisce di continuare a correre come una forsennata, fendendo l’aria a zero gradi.
Il suo ragazzo le ha scritto una mail quella mattina. Una sorpresa! Veniva a trovarla nel pomeriggio, poteva passare a prenderlo dalla stazione?
Sa di essere in anticipo, ma non riesce a fermarsi. Sembra che corra sola, che sia completamente sola in tutto il mondo. Le persone ci sono, ma sono nascoste. Siccome sta ricominciando a nevicare, sono già tutte rintanate sotto i portici, a stringersi nei cappotti e sfregare forte una mano contro l’altra, cercando di evitare di congelare. Una signora la nota, e si chiede “ma lei lo sente, il freddo che c’è?”.
Lo sente, e lo ignora con noncuranza. Sorride come si sorride al sole il primo giorno delle vacanze estive. Ma non c’è il sole, e lei sta sprecando il sorriso per le nuvole grigie che annunciano tempesta. Sorride lo stesso, anche se il cappotto, già chiuso male quando è uscita di casa, si sta definitivamente aprendo, lasciando passare spifferi d’ogni tipo che le ghiacciano le gambe nude – no, decisamente la minigonna non era stata un colpo di genio.
Lancia uno sguardo all’orologio – sì, è prestissimo, ma non importa, davvero – e mentre è distratta la neve le tira un tranello, e lei quasi scivola su una pozzanghera, ma si riprende in fretta, e continua a correre senza pensare allo stivale che s’è tutto bagnato. Corre, davvero, come non potesse più fermarsi.
Ed invece lo sa, che il traguardo c’è. Ed è vicinissimo. E quando lui scende dal treno, e se la ritrova fra le braccia, fa fatica a reggerla e tenerla ferma, perché è come se fosse animata da una forza divina.
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